L’ansia

Feldenkrais ha dedicato la sua attenzione anche all’ansia ed allo schema corporeo corrispondente, e questo per molte ragioni anche se in apparenza il suo Metodo si rivolge al corpo in primis.
Resta il fatto però che chiunque abbia provato una lezione del Metodo Feldenkrais comprende facilmente e sin dall’inizio che l’ansia così diminuisce.
Infatti al termine di una sessione, oltre al benessere fisico, il cambiamento nella sensazione interna è così evidente che spesso è il primo aspetto del quale si diventa consapevoli.
Il respiro diviene più calmo e profondo, si respira più nell’addome che nel torace (o nella gola).
L’appoggio sui propri piedi è più stabile, più chiaro e sicuro, l’equilibrio torna ad essere un “fatto” naturale e facile.
Ci si sente più morbidi, più disponibili pur essendo ben saldi in sè.
Il tono dell’umore cambia e a fine lezione in genere c’è un momento di grande calma, spesso una specie di lungo respiro che é l’opposto dell’ansia in effetti.

Rendere il miglioramento stabile e duraturo

Il Metodo Feldenkrais nella pratica consente di modificare e migliorare il nostro movimento fisico: facilità di esecuzione, precisione, ampiezza, velocità, coordinazione o anche tutte queste caratteristiche insieme.
Praticando il Metodo, si scopre poi che molto dipende dalla intenzione della persona e dalla disponibilità del corpo nel suo insieme.
Migliorare la precisione del movimento della braccia, può essere diverso per una persona che lavora ogni giorno al computer piuttosto che per uno sportivo che pratica l’alpinismo, anche se entrambi possono beneficiarne, ognuno secondo la propria disponibilità e intenzione.

In genere ottenere un primo cambiamento o miglioramento del movimento non è difficile e spesso la persona che prova il Metodo Feldenkrais dopo poche lezioni (sessioni di gruppo o individuali) percepisce un cambiamento e un miglioramento inequivocabili.
E già questo primo risultato è certamente un dato positivo.

La questione con il corpo però non è tanto cambiare o migliorare, quanto mantenere nel tempo il cambiamento o il miglioramento che si è raggiunto.

Perchè un cambiamento o un miglioramento si mantenga nel tempo, esso deve infatti divenire una (nuova) abitudine per la persona.

Questo perché noi non possiamo mantenere il nostro controllo consapevole sui movimenti del corpo per molto tempo.
Questo fatto dipende dal funzionamento fisiologico del nostro sistema nervoso: nessuno può vivere mantenendo la propria attenzione/consapevolezza (ad esempio) rivolta al proprio piede destro per tutto il giorno.
Nel migliore dei casi dopo qualche minuto la nostra attenzione si sposterà spontaneamente ma decisamente verso qualche altro aspetto della realtà, interna (corpo, pensieri, emozioni, sensazione) oppure esterna (vista, udito, tatto, gusto, olfatto).

Il nostro sistema nervoso quando funziona bene, muove infatti la nostra consapevolezza in modo fluido, anche spostandosi dal generale al particolare in continuazione, per permetterci di gestire momento per momento la nostra attività quotidiana nel migliore dei modi.
Si tratta di un movimento spontaneo, sano ed efficace che evita che la nostra attenzione si fissi per troppo tempo su un oggetto, evitando il rischio che nel frattempo ci sfugga qualcosa di pericoloso (o di interessante) nell’ambiente circostante.

Quando però un movimento del nostro sistema nervoso, pur essendo utile diventa ripetitivo e ben conosciuto, allora si crea un percorso abituale per una parte della nostra consapevolezza molto profonda e così si forma una abitudine.
Ad esempio, normalmente noi non pensiamo a come stare in equilibrio su due piedi: lo abbiamo imparato anni fa, è una attività certamente utile ma ripetitiva e così si è formata una abitudine nella gestione dell’equilibrio del nostro corpo, quella abitudine che poi chiamiamo “postura” in termini di risultato.

In questo modo l’abitudine del sistema nervoso ci fa risparmiare consapevolezza, energia e attenzione che possiamo dedicare ad altro. E’ un processo naturale e fisiologico.

Come esseri umani però la nostra consapevolezza/attenzione è abbastanza limitata in quantità e qualità rispetto alle attività del nostro attuale quotidiano.
Considera che la vita di una persona nel presente, oggi, è molto più complicata e impegnativa rispetto a quella di un essere umano di due o trecento anni fa; ad esempio, guidare un’auto ai 50 all’ora in città è più complicato per il nostro sistema nervoso rispetto a com’era condurre un cavallo su una strada di campagna nel 1800.
Non è questa la sede adatta perciò mi limiterò solo a nominare altri aspetti che oggi complicano il lavoro del nostro sistema nervoso: internet, telefono, smartphone, computer, email, coinvolgimento sociale, lavoro, salute, viaggiare, salire in aereo, guidare, etc..
E poi come ho detto c’è anche la tendenza naturale del sistema nervoso a creare delle abitudini nel tentativo di risparmiare energia e fatica.

Quindi quando cerchiamo di realizzare un cambiamento o un miglioramento del nostro movimento, in realtà stiamo cercando di modificare una di queste “abitudini” che il nostro sistema nervoso ha creato con lo scopo di aiutarci e di farci risparmiare attenzione, consapevolezza ed energia per poterle rivolgere a cose più importanti.

In questa prospettiva, cambiando o migliorando stiamo però anche interferendo con la tendenza naturale e spontanea del nostro sistema nervoso.
E questo avviene – semplificando – perché il sistema nervoso non ama affatto cambiare ma anzi, in un certo senso è un cercatore di invarianza cioè è sempre alla ricerca delle cose costanti, che non cambiano nel tempo.
E questo fatto oggettivo ha molte implicazioni naturalmente, su molti piani dell’esistenza umana (c’è anche una canzone famosa che dice a proposito del fatto che il vero paradiso per gli esseri umani è un posto dove niente cambia mai e tutto resta uguale a sé stesso, costante).

Proprio su queste osservazioni e sugli approfondimenti e gli studi di Feldenkrais in relazione al funzionamento fisiologico del sistema nervoso, si basa il Metodo da lui messo a punto, unico secondo me per efficacia e diverso da ogni altra modalità di miglioramento dell’essere umano.

Feldenkrais infatti comprese e poi codificò nel Metodo, un modo per dialogare con il sistema nervoso utilizzando il giusto linguaggio per ottenere la modifica delle abitudini non più utili alla persona e con questo per giungere al cambiamento e al miglioramento potendoli poi mantenere nel tempo, senza interferire con i naturali processi neurologici e cioè in ultima analisi senza innescare resistenze e senza interferire con essi.

Ecco quindi alcune delle condizioni di base affinché un cambiamento avvenga e poi permanga nel tempo, cioè venga integrato dalla persona.

1. Il cambiamento deve essere sperimentato dalla intera persona, fisico, pensiero, emozione, sensazione, immagine.
2. Il cambiamento deve essere cercato, percepito, compreso ed accettato.
3. Il cambiamento deve avere successo, cioè deve generare un vantaggio funzionale percepibile.
4. Il cambiamento deve essere confermato dalla ripetizione, quel tanto che è necessario al formarsi di una nuova abitudine.

Alcune (se non tutte) queste condizioni sono ovvie, naturalmente e proprio per questo direbbe Feldenkrais che sono elusive, cioè si nascondono alla nostra vera comprensione e sono in realtà questioni e temi molto più ampi, profondi e delicati di come appaiono a prima vista.

Faccio un solo esempio.
Ti sarà capitato di avere dolore in qualche parte del corpo: un piede, un dito, un gomito, la schiena oppure il torcicollo o un fastidio all’anca o al ginocchio.
Ricorderai forse un’occasione in cui per questo dolore hai chiesto aiuto ad un medico, ad uno specialista forse o al farmacista, ad un fisioterapista, ad un osteopata oppure ad un fisiatra o anche ad un amico massaggiatore o magari ad una riflessologa o ad un altro operatore.
Probabilmente ti sarà capitato di aver risolto il problema con quell’aiuto: dolore scomparso subito o nel giro di poco tempo, tutto bene quindi, ottimo.
E poi forse ricorderai che quel dolore nel tempo magari si è ripresentato, identico, nello stesso punto, anche di intensità diversa ma con la stessa qualità.
Perciò la domanda è: perché quel cambiamento/miglioramento che aveva fatto sparire il dolore poi non è durato nel tempo?

Consapevolezza

Scrivo questo breve articolo in occasione dell’apertura di questo mio sito dedicato al Metodo Feldenkrais, metodo del quale sono insegnante.

Mi piacerebbe scrivere a proposito del Feldenkrais tutto quello che penso, sento ed ho imparato in questi anni, ma so che ci sono tante persone molto, molto più autorevoli e preparate di me, quindi mi limito a dare qualche riferimento per chi volesse saperne di più.
Il primo riferimento, naturalmente, è la International Feldenkrais Federation.
Il secondo è l’Associazione italiana insegnanti Metodo Feldenkrais.

In ogni caso oggi voglio dare un punto di vista soggettivo, una opinione personale insomma, senza alcuna presunzione di autorevolezza…

Il Metodo è stato messo a punto da Moshe Feldenkrais nei primi decenni del secolo scorso, quindi è stato da lui sviluppato sino al momento della sua morte (1984), quando ormai era diventato un “sistema” vero e proprio, grazie al lavoro su migliaia di persone trattate e seguite da Feldenkrais.
Si tratta di un metodo e non di una tecnica quindi e questo è uno dei meriti di Moshe Feldenkrais, io credo: nel senso che non si tratta di una serie di esercizi o di pratiche o di movimenti in sequenza da fare, ma si tratta di un vero e proprio sistema, un modo di approcciare l’essere umano, un modo che può essere utilizzato efficacemente in tanti ambiti, veramente tanti. Ecco perché il Metodo viene utilizzato con soddisfazione da persone anziane come da persone giovani, da persone con gravi patologie fisiche o neurologiche come da persone sane, da persone che necessitano di riabilitazione come da persone che praticano sport a livello agonistico o da persone che conducono una vita sedentaria.

La principale caratteristica del Metodo Feldenkrais è quella di rivolgersi alla consapevolezza della persona.
L’aumento o il miglioramento della consapevolezza porta beneficio.
Il tipo beneficio che si ottiene dipende dalla persona, cioè da quello che la persona intende migliorare di sé: ecco perché con lo stesso Metodo lo sportivo correrà più veloce, la persona dolorante si sentirà meglio, la persona anziana si muoverà con più sicurezza, la persona giovane sarà più coordinata, la ballerina avrà più controllo del proprio equilibrio, le spalle del musicista non faranno più male e via di questo passo.
Il Metodo Feldenkrais quindi non è un processo direttivo: non si ottiene sempre lo stesso risultato, il beneficio ottenuto dipende dalla persona, ad ognuno il suo.

Naturalmente nel corso del tempo in tutte le culture del mondo sono state messe a punto tecniche-modi-metodi per aumentare o migliorare la consapevolezza della persona allo scopo di migliorare la vita stessa dell’essere umano.

Nell’idea di Feldenkrais però la consapevolezza sul piano fisico-motorio che caratterizza il Metodo, ha diversi vantaggi rispetto alle altre tecniche-modi-metodi.

Il piano fisico-motorio (il movimento) è quello che noi tutti conosciamo meglio, è il più facile insomma: la consapevolezza emotiva, spirituale o cognitiva è molto più difficile anche solo da definire (prova a definire lo stato emotivo in cui ti trovi adesso e poi prova a definire lo stato fisico in cui ti trovi adesso e vedi cosa è più facile).

La consapevolezza sul piano fisico-motorio è alla portata di tutti, sani o no, sportivi o sedentari, giovani o anziani perché non richiede nessuno sforzo, nessuna performance.
La consapevolezza fisico-motoria viene poi “digerita” molto più facilmente dalla persona (rispetto al dato emotivo, cognitivo o spirituale) perché essa si basa sulla sensazione e sulla percezione fisica.
La sensazione e la percezione fisica stanno alla base dello sviluppo ontogenetico e filogenetico del nostro sistema nervoso: sono i primi stimoli che riceviamo e sono perciò le prime consapevolezze che sviluppiamo da bambini e – ugualmente, sono state le prime consapevolezze che il genere umano ha sviluppato (ad esempio per imparare a camminare su due gambe anziché in quadrupedia).

Questo nella pratica significa che per una persona una nuova consapevolezza raggiunta con il Metodo Feldenkrais sarà più facile da assorbire e integrare, cioè da imparare.

La consapevolezza fisico-motoria quindi si può imparare con un certo grado di facilità e questa è la seconda caratteristica importante del Metodo sviluppato da Feldenkrais, il quale dopo aver capito che la chiave era la consapevolezza, mise a punto un sistema facile e alla portata di tutti.
E’ per questo che l’operatore nel Metodo viene definito insegnante mentre il cliente viene definito allievo: perché si tratta di vere e proprie lezioni attraverso le quali la persona impara.

Nelle relazioni di aiuto operatore-cliente o terapeuta-paziente, di qualsiasi tipo esse siano, ormai è un fatto acquisito che è inutile (se non dannoso) aiutare la persona oltre il limite che essa può integrare, cioè oltre il livello che la persona può far proprio portando nella sua vita la consapevolezza/conoscenza/beneficio appena scoperti.
Il rischio infatti è che la persona torni a casa e provi frustrazione per non riuscire laddove invece pensava di aver imparato, oppure il rischio è di consolidare nella persona un’immagine di sé inadeguata e incapace senza aiuto esterno.
Nel Metodo Feldenkrais invece l’integrazione della consapevolezza è un momento codificato, quindi un passaggio sempre presente che garantisce di non andare oltre il limite utile per la persona.

Il Metodo insomma è facile, alla portata di tutti, abbastanza rapido nei tempi, sempre rispettoso della specificità di ognuno e praticamente adattabile ad ogni esigenza.

Quest’ultima affermazione, dell’adattabilità ad ogni esigenza del Metodo Feldenkrais potrebbe sembrare troppo.
Per rinforzare questa mia affermazione anzichè difenderla, voglio andare oltre il piano fisico: voglio ad esempio ricordare che Feldenkrais mise a punto il Metodo affrontando la questione dell’ansia fra le prime.
La domanda è: la consapevolezza fisico-motoria che con il Metodo viene integrata facilmente e rapidamente nella persona, dove va poi a riversarsi?
La persona infatti è un intero e anche il Metodo tale la considera naturalmente.
Quindi, la persona impara a sedersi, a muoversi, a camminare, a stare eretta, a sdraiarsi, ad afferrare un oggetto e a portare un peso con più facilità e meno fatica.
Ma tutto questo apprendimento che impatto ha sulla persona?
Ad esempio, quando io imparo a tenere la testa ben allineata sulla colonna, senza sforzo, che cosa sto imparando davvero come essere umano?

Dopo una lezione del Metodo Feldenkrais, quando scopro che il mio sguardo cade spontaneamente sulla linea dell’orizzonte, fra cielo e terra anziché essere (come al solito) rivolto in basso e tenuto sù a fatica, che cosa mi accade come persona?
In queste occasioni (di nuova consapevolezza fisico-motoria) che cosa realizza il mio sistema nervoso?
Quali pensieri, credenze, considerazioni, valutazioni della mia persona e auto-giudizi cambiano?
Come cambia l’immagine che ho di me come persona?
Quali emozioni provo quando scopro che il mio scheletro, la mia struttura, mi può sostenere senza sforzo consentendomi di guardare l’orizzonte e di controllare lo spazio intorno a me facilmente?

Insomma, che cosa sto imparando su me stesso in questo momento?